domenica 9 aprile 2017

La Rivolta delle DONNE sesso*genere*patriarcato

La Rivolta delle DONNE sesso*genere*patriarcato
Lunedì 10 aprile dalle ore 18:30 alle ore 21:00








Continua il ciclo d'incontri sul pensiero e le lotte dei movimenti femministi con l'iniziativa "LA RIVOLTA DELLE DONNE sesso*genere*patriarcato", racconto a più voci, con parole, suoli. immagini: narrazione degli eventi e delle teorie che hanno caratterizzato la 'seconda ondata' del femminismo.
Conoscere la storia del movimento delle donne per appropriarsi di strument i e di pratiche rivoluzionarie per agire l'attuaità.

Interventi di ROSALBA NESTORE E SANDRA DEL BENE
Letture di CARLA VISCIOLA

Vi aspettiamo TUTTE....non una di meno!

martedì 7 marzo 2017

Se le nostre vite non valgono noi scioperiamo

di Gabriella Paulì
<<C’è un gran fermento di donne a Lecce negli ultimi mesi. Donne di generazioni diverse, biografie politiche diverse, vite quotidiane diverse. Ci sono le femministe storiche, quelle che negli anni ‘70, in una provincia sperduta e amara, qual’ era Lecce allora (prima insomma di diventare “la capitale del Salento, lu sule , lu mare, lu ientu) provavano per prime a parlare di autodeterminazione femminile ; ci sono le donne, oggi tra i trenta e i quarant’anni che hanno attraverso gli anni Novanta ed entrate nel Duemila hanno dovuto ripensare e rinegoziare il senso del proprio sentirsi e dirsi femministe nei tempi cupi di una estrema precarietà esistenziale e disoccupazione feroce nel meridione d’Italia (l’Italia tutta, certo, ma a Sud, la situazione è drammatica); ci sono le millenials, venute su con l’idea che “una valigia” sempre pronta sia necessaria per sopravvivere in un mondo divenuto ormai molto piccolo, attrezzate a pensarsi integralmente globali. Vanno, non dove le porta il cuore, o non solo, vanno dove le porta la necessità, alla ricerca di dignità. Madri e non, single e non, lesbiche, etero, ricche e ricchissime, povere e poverissime, da mesi si incontrano, parlano, scazzano, e poi ridono. C’è vita, che preme, c’è rabbia a cui dare forma, c’è lotta femminista da organizzare. Cosa è stato che ha mobilitato le donne in città consentendo di “riconnettersi” tra loro ed animare le tante riunioni della Casa delle Donne di Lecce (una Casa delle Donne ospitata ormai da anni negli spazi di Ergot a Lecce, non disponendo di una sede propria) un cuore pulsante, forte, allegro della città? Il desiderio, innanzitutto, e il riconoscimento che di femminismo abbiamo bisogno (senza troppi giri di parole) in questo lembo di terra ( non ci basta più lu sule lu mare e lu ientu, in verità non ci è bastato mai) e la forza, l’incredibile forza catalizzatrice del movimento nazionale NON UNA DI MENO https://nonunadimeno.wordpress.com/ che ha saputo raccogliere temi, istanze, differenze, generazioni e metterci in rete, travalicando la geografia e lo spazio e facendoci sentire, pur nelle tante differenze, un corpo solo e connesse col mondo intero, così vicine e non più lontane. Era tanto che non accadeva in Italia, era ora.
E allora. L’Otto marzo è domani, ed è importante. L’appuntamento è doppio: ore 9.30 P.zzetta Carducci e fino alle 14:00 (Convitto Palmieri), con tante iniziative, interventi, proiezione di video, installazioni, ecce e domani alle 18.30, il corteo cittadino. Molte adesioni di associazioni, enti pubblici, ecc. sono pervenute. Domani la città si veste di fucsia, sarà la città delle donne.>>

domenica 26 febbraio 2017

SE LE NOSTRE VITE NON VALGONO, NOI SCIOPERIAMO!

programma della giornata
L'otto marzo sarà una giornata ricca di attività, assemblee, iniziative, a Lecce, come nel resto del mondo. Una giornata in cui, le donne di moltissime città, sciopereranno, si mobiliteranno, scenderanno in piazza, attraverso cortei e manifestazioni, per sentirsi più unite contro le tante forme di violenza contro cui vogliono ribellarsi.

programma della giornata di sciopero

10.30, Convitto Palmieri
Lotto marzo e partecipo: voci, racconti, storie, installazioni.

(iniziativa pubblica organizzata con la collaborazione di LINK Lecce)

18.00, Corteo
Corteo cittadino partenza Porta Napoli ed arrivo in P.za Sant'Oronzo




 



***
programma della mattina

Scioperiamo perché

➊ La risposta alla violenza è l’autonomia delle donne

Scioperiamo contro la trasformazione dei centri antiviolenza in servizi assistenziali. I centri sono e devono rimanere spazi laici ed autonomi di donne, luoghi femministi che attivano processi di trasformazione culturale per modificare le dinamiche strutturali da cui nascono la violenza maschile sulle donne e la violenza di genere. Rifiutiamo il cosiddetto Codice Rosa nella sua applicazione istituzionale e ogni intervento di tipo repressivo ed emergenziale. Pretendiamo che nell’elaborazione di ogni iniziativa di contrasto alla violenza vengano coinvolti attivamente i centri antiviolenza.

 


➋ Senza effettività dei diritti non c’è giustizia né libertà per le donne

Scioperiamo perché vogliamo la piena applicazione della Convenzione di Istanbul contro ogni forma di violenza maschile contro le donne, da quella psicologica a quella perpetrata sul web e sui social media fino alle molestie sessuali sui luoghi di lavoro. Pretendiamo che le donne abbiano rapidamente accesso alla giustizia, con misure di protezione immediata per tutte, con e senza figli, cittadine o straniere presenti in Italia. Vogliamo l’affidamento esclusivo alla madre quando il padre usa violenza. Vogliamo operatori ed operatrici del diritto formati perché le donne non siano rivittimizzate.

➌ Sui nostri corpi, sulla nostra salute e sul nostro piacere decidiamo noi

Scioperiamo perché vogliamo l’aborto libero, sicuro e gratuito e l’abolizione dell’obiezione di coscienza. Scioperiamo contro la violenza ostetrica, per il pieno accesso alla Ru486, con ricorso a 63 giorni e in day hospital. Scioperiamo contro lo stigma dell’aborto e rifiutiamo le sanzioni per le donne che abortiscono fuori dalle procedure previste per legge a causa dell’alto tasso di obiezione: perché ognun* possa esercitare la sua capacità di autodeterminarsi. Vogliamo superare il binarismo di genere, più autoformazione su contraccezione e malattie sessualmente trasmissibili, consultori aperti a esigenze e desideri di donne e soggettività LGBTQI, indipendentemente da condizioni materiali-fisiche, età e passaporto.

➍ Se le nostre vite non valgono, scioperiamo!

Scioperiamo per rivendicare un reddito di autodeterminazione, per uscire da relazioni violente, per resistere al ricatto della precarietà, perché non accettiamo che ogni momento della nostra vita sia messo al lavoro; un salario minimo europeo, perché non siamo più disposte ad accettare salari da fame, né che un’altra donna, spesso migrante, sia messa al lavoro nelle case e nella cura in cambio di sotto-salari e assenza di tutele; un welfare per tutte e tutti organizzato a partire dai bisogni delle donne, che ci liberi dall’obbligo di lavorare sempre di più e più intensamente per riprodurre le nostre vite.

➎ Vogliamo essere libere di muoverci e di restare. Contro ogni frontiera: permesso, asilo, diritti, cittadinanza e ius soli

Scioperiamo contro la violenza delle frontiere, dei Centri di detenzione, delle deportazioni che ostacolano la libertà delle migranti, contro il razzismo istituzionale che sostiene la divisione sessuale del lavoro. Sosteniamo le lotte delle migranti e di tutte le soggettività lgbtqi contro la gestione e il sistema securitario dell’accoglienza! Vogliamo un permesso di soggiorno incondizionato, svincolato da lavoro, studio e famiglia, l’asilo per tutte le migranti che hanno subito violenza, la cittadinanza per chiunque nasce o cresce in questo paese e per tutte le migranti e i migranti che ci vivono e lavorano da anni.

➏ Vogliamo distruggere la cultura della violenza attraverso la formazione

Scioperiamo affinché l’educazione alle differenze sia praticata dall’asilo nido all’università, per rendere la scuola pubblica un nodo cruciale per prevenire e contrastare la violenza maschile contro le donne e tutte le forme di violenza di genere. Non ci interessa una generica promozione delle pari opportunità, ma coltivare un sapere critico verso le relazioni di potere fra i generi e verso i modelli stereotipati di femminilità e maschilità. Scioperiamo contro il sistema educativo della “Buona Scuola” (legge 107) che distrugge la possibilità che la scuola sia un laboratorio di cittadinanza capace di educare persone libere, felici e autodeterminate.

➐ Vogliamo fare spazio ai femminismi

Scioperiamo perché la violenza ed il sessismo sono elementi strutturali della società che non risparmiano neanche i nostri spazi e collettività. Scioperiamo per costruire spazi politici e fisici transfemministi e antisessisti nei territori, in cui praticare resistenza e autogestione, spazi liberi dalle gerarchie di potere, dalla divisione sessuata del lavoro, dalle molestie. Costruiamo una cultura del consenso, in cui la gestione degli episodi di sessismo non sia responsabilità solo di alcune ma di tutt*, sperimentiamo modalità transfemministe di socialità, cura e relazione. Scioperiamo perché il femminismo non sia più un tema specifico, ma diventi una lettura complessiva dell’esistente.

➑ Rifiutiamo i linguaggi sessisti e misogini

Scioperiamo contro l’immaginario mediatico misogino, sessista, razzista, che discrimina lesbiche, gay e trans. Rovesciamo la rappresentazione delle donne che subiscono violenza come vittime compiacenti e passive e la rappresentazione dei nostri corpi come oggetti. Agiamo con ogni media e in ogni media per comunicare le nostre parole, i nostri volti, i nostri corpi ribelli, non stereotipati e ricchi di inauditi desideri.

giovedì 16 febbraio 2017

Se le nostre vite non valgono, noi scioperiamo

  8 punti per l’8 marzo. È questa la piattaforma politica formulata dalle 2000 persone riunite in assemblea nazionale a Bologna il 4 e 5 febbraio, che hanno proseguito il lavoro sul piano femminista antiviolenza e stanno organizzando lo sciopero delle donne dell’8 marzo che coinvolge diversi paesi nel mondo. I punti esprimono il rifiuto della violenza di genere in tutte le sue forme: oppressione, sfruttamento, sessismo, razzismo, omo e transfobia.


 


L’8 marzo quindi incrociamo le braccia interrompendo ogni attività produttiva e riproduttiva: la violenza maschile contro le donne non si combatte con l’inasprimento delle pene ‒ come l’ergastolo per gli autori dei femminicidi in discussione alla Camera ‒ ma con una trasformazione radicale della società. Scendiamo in strada ancora una volta in tutte le città con cortei, assemblee nello spazio pubblico, manifestazioni creative.

Scioperiamo per affermare la nostra forza. Ribadiamo ancora una volta la richiesta a tutti i sindacati di convocare per quella giornata uno sciopero generale di 24 Ore, Non un’ora meno, e chiediamo alle realtà confederali ed in particolare alla Cgil di rispondere pubblicamente sulla convocazione dello sciopero generale.

Scioperiamo perché

La risposta alla violenza è l’autonomia delle donne

Scioperiamo contro la trasformazione dei centri antiviolenza in servizi assistenziali. I centri sono e devono rimanere spazi laici ed autonomi di donne, luoghi femministi che attivano processi di trasformazione culturale per modificare le dinamiche strutturali da cui nascono la violenza maschile sulle donne e la violenza di genere. Rifiutiamo il cosiddetto Codice Rosa

lunedì 14 novembre 2016

MARINA SENESI - DOPPIO TAGLIO - COME I MEDIA RACCONTANO LA VIOLENZA CONTRO LE DONNE

Verso NON UNA DI MENO, la manifestazione nazionale del 26 novembre contro la violenza maschile sulle donne, la CASA DELLE DONNE DI LECCE presenta:

DOPPIO TAGLIO
Marina Senesi

COME I MEDIA RACCONTANO LA VIOLENZA CONTRO LE DONNE

Doppio Taglio è uno spettacolo che affronta la tematica della violenza contro le donne, distinguendosi per la scelta di uno sguardo trasversale: non il racconto della vittima, né quello di un testimone, tanto meno del carnefice ma il disvelo di alcuni meccanismi che agiscono sotto traccia, attraverso i quali il racconto dei media può plasmare la nostra percezione del fatto, trasformando anche la più sincera condanna in un’arma, appunto, a doppio taglio.

Marina Senesi è un’attrice-autrice che si è sempre distinta per la capacità di fondere in un’unica cifra la forza dell’impengo e il gioco dell’ironia. Cristina Gamberi è ricercatrice e saggista; con il Progetto Alice è ideatrice di percorsi formativi nelle scuole sull’educazione al genere.

Dal loro incontro è nata l’idea di riadattare per il palcoscenico una ricerca accademica della Gamberi, decostruendo l’impianto lessicale e iconografico degli articoli diffusi su stampa e web. Il tutto elaborato in una narrazione semplice ed immediata, capace di coinvolgere e sorprendere.

Con il contributo delle immagini che scorrono e con le voci fuori campo di Filippo Solibello e Marco Ardemagni, inconfondibili conduttori del programma mattutino cult: Caterpillar AM (Radio2RAI)

Musiche originali di Tanita Tikaram

INGRESSO LIBERO

domenica 30 ottobre 2016

Noi votiamo NO

Al Referendum costituzionale del 4 dicembre noi votiamo NO

Come donne ci sentiamo fortemente impegnate in questa battaglia referendaria affinché con il NO vinca una idea di democrazia basata sulla partecipazione e condivisione; lottiamo per sconfiggere la deriva accentratrice e autoritaria che la riforma Boschi/Renzi persegue. Crediamo in una Costituzione che lega insieme uomini e donne di questa nazione attraverso valori e principi condivisi da tutti e non in una riforma imposta da un governo a colpi di maggioranza e che sta provocando forti lacerazioni nel sentire comune della gente.

Per discutere delle ragioni del No invitiamo tutt* a partecipare all'iniziativa
organizzata dalla Casa delle donne di Lecce



LUNEDI' 7 NOVEMBRE 2016 ore 18,30

presso Palazzo Tamborino-Cezzi

Via Paladini 50 Lecce



modera Katia LOTTERIA Casa delle donne di Lecce

introduce Graziella PISANO' Casa delle donne di Lecce

intervengono

CINZIA MONDATORE magistrato

GABRIELLA DE GIORGI docente diritto amministrativa Unisalento

SARA INGROSSO associazione studentesca LINK


La Casa delle Donne di Lecce


facebook/casadelledonnelecce

giovedì 22 settembre 2016

“Fertility day. Addaveru sta dici?”


“Fertility day. Addaveru sta dici?” 
una campagna di comunicazione contro il fertility day in dialetto

Sei cartoline colorate con frasi in dialetto e una vuota. Sei frasi, con cui la Casa delle donne di Lecce, L.e.A. – Liberamente e Apertamente e Kore Salento, dicono no al “Piano nazionale per la fertilità ed una cartolina vuota da riempire a piacimento. Un  invito forte ma ironico ed un invito alla riflessione pubblica nel giorno istituito come fertility day.
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A questa campagna offensiva, che mira a contrastare gli effetti della liberazione femminile, abbiamo voluto rispondere con forza ma anche con molta ironia, attraverso sei frasi in dialetto, in contrasto con l'inglesismo utilizzato nella campagna ministeriale, che intendono mettere in discussione i contenuti del “Piano nazionale per la fertilità”. 
La scelta del dialetto intende caratterizzare maggiormente un messaggio, che si vuole calare nella realtà salentina, invitando tutte e tutti ad una riflessione pubblica sul significato simbolico e culturale di questa iniziativa ministeriale.
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Crediamo che ben altra competenza analitica e sensibilità politica erano richieste al governo e alla  ministra, per misurarsi col nodo della natalità, in cui si intrecciano una complessità di fattori poco rintracciabili nel progetto ministeriale.
Due sono quelli che ci sembrano più rilevanti: da un lato, l’assunto ormai storicamente consolidato che la maternità non rappresenti più il naturale destino della donna, ovvero la fonte primaria della sua realizzazione; il che comporta un cambiamento della cultura della natalità non più affidata  ad un processo naturalistico, ma al sistema delle scelte individuali.
Il concetto di maternità, sotto questo aspetto, si inserisce nel trend evolutivo sociale, riflettendone i mutamenti  che ne dilatano il significato. Risulta, perciò, del tutto illusoria la pressione governativa al fine di invertire il calo delle nascite che rimanda a processi oggettivi e soggettivi profondi.
Dall’altro lato, nella sfera della riproduzione, come già accennato, si ripercuotono e si mescolano i diversi fattori legati sia ai cambiamenti culturali-simbolici quali, il diverso rapporto col proprio corpo, il rifiuto della trappola dell’orologio biologico, differenti aspettative di vita e, soprattutto, l’affermazione di una diversa politica del desiderio, sia quelli di  natura economico-sociale come l’utilizzo delle  risorse, la precarizzazione del lavoro, la crescita delle disuguaglianze sociali, l’erosione progressiva dei diritti.
La  pretesa di intaccare lo spazio privato prevaricando la libera scelta di fare o non fare figli, se non di impedire la possibilità di averne a chi li desidera, con una inammissibile discriminazione lesiva dell’uguaglianza dei diritti, come nel caso delle coppie omosessuali, svela il volto  di una politica post-moderna poco incline al pluralismo e alla laicità dei diritti e fortemente subordinata agli  imperativi di sistema e alle urgenze del globalismo.
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Un’iniziativa, quella ministeriale, che reca in sé il marchio di una cultura regressiva e illiberale, che ha in sé il grave demerito di palesare un forte disconoscimento della libertà femminile e del principio dell’autodeterminazione della donna proprio sul fronte strategico della maternità consapevole.
Su questo tema si sono giocati sul piano interno ed internazionale decenni di riflessione critica, di lotte e conquiste dei movimenti delle donne, per l’emancipazione e liberazione dalla soggezione di genere e su cui è maturata la piena autoconsapevolezza della soggettività femminile.
La logica che presiede al piano nazionale sulla fertilità sottende un modello di governo della vita pubblica di stampo integralistico e a tratti pre-moderno, in cui è lo Stato a dettare i comportamenti dei cittadini non riconoscendone la titolarità decisionale. Dopo l’esperienza  novecentesca dei totalitarismi, appare ancora più scioccante il ricorso al dirigismo burocratico delle ingiunzioni dall’alto, specialmente intorno a problematiche che per un verso attengono alla sfera intangibile della libertà personale e per l’altro evocano tutt’altra maniera di intendere i criteri della responsabilità collettiva e sociale ai fini della promozione della crescita demografica.
Per tutte queste ragioni gridiamo forte il nostro no al fertility day ed al piano sanitario per la fertilità.


Casa delle Donne Lecce, L.e.A. – Liberamente e Apertamente e Kore Salento 




mercoledì 29 giugno 2016


CAMBIA MUSICA! 
con la Casa delle Donne di Lecce e le Play Girls From Caracas

Un aperitivo in musica, un momento per stare insieme prima della pausa estiva e
 fare festa dopo le tante riunioni! 

Vi aspettiamo giovedì, a partire dalle 19.30, alla ERGOT 

INGRESSO LIBERO E SORRISI BEN ACCETTI!

domenica 12 giugno 2016

Il movimento delle "suffragette"

Ciclo d'incontri sul pensiero e le lotte
 del movimento femmnista


MARTEDI' 21 GIUGNO  h. 18,30
Officine Culturali ERGOT
Piazzetta Falconieri - Lecce
dibattito su
IL MOVIMENTO DELLE "SUFFRAGETTE"

 Introduce 
Dott.ssa Rosalba Nestore  
Casa delle donne di Lecce.
Interviene 
Dott.ssa Annarita Gabellone 
ricercatrice di Dottrine Politiche dell'Università del Salento, autrice del saggio "Una società di pace. ll progetto politico-utopico di Sylvia Pankhurst."

A seguire oriezione del film 
ANGELI D'ACCIAIO

Angeli d'acciaio (Iron Jawed Angels) è un film per la televisione del 2004.  diretto da Katja von Garnier.
Il film si basa sulla storia delle donne statunitensi che agli inizi del Novecento hanno lottato duramente per ottenere il diritto di voto, mettendo a rischio la propria vita pur di vedere realizzato il loro sogno e quello di tutte le donne.
Grazie all'ottima interpretazione Anjelica Huston si è aggiudicata il Golden Globe Award come miglior attrice non protagonista, mentre la pluripremiata Hilary Swank ha ottenuto la nomination come miglior attrice protagonista senza vincere la statuetta. Anche la pellicola stessa ha ricevuto la nomination come miglior film.

Sceneggiatura/Screenplay Benjamin Taylor, Hannes Jaenicke, Katja von Garnier.
Fotografia/Cinematography Torsten Breuer.
Scenografia/Production Design Irene Edenhofer, Anni Brunner, Nikolai Ritter, Mike Schafer.
Montaggio/Film Editing Katja von Garnier.
Musica/Music Peter Wenke, Tillman Hohn.
Produzione/Production Ewa Karlstrom.


 << (…) queste donne furono delle vere amazzoni, antesignane del movimento femminista (…) Quando l’ultimo stato americano ratificò il voto alle donne, la loro generalessa, Susan Anthony era già morta. Neppure Presidenti abolizionisti come Lincoln, "progressisti" come Theodore Roosevelt o "illuminati" come Woodrow Wilson, accettarono le petizioni del Nawsa, National American Woman Association, il movimento nazionale femminile. Il Congresso, davanti al quale ogni anno, implacabilmente, Susan Anthony si presentava per pronunciare le sue infuocate arringhe, ascoltava e dimenticava. Per 143 anni il congresso applaudì queste donne, le incoraggiava, sorrideva e poi insabbiava. (…) (www.fuoriradio.com) >>

lunedì 30 maggio 2016

Una nuova presidente per la Casa delle Donne di Lecce

Oggi, 30 maggio si è svolta l'assemblea della "L.F.D. Libera Federazione Donne -Casa delle donne di Lecce" con all'ordine del giorno il rinnovo delle cariche sociali.
Dopo un caloroso ringraziamento alla Presidente uscente, Manuela Miglietta, per il lavoro svolto e l'appassionato impegno profuso  nel portare avanti il suo incarico, l'assemblea ha eletto all'unanimità la nuova Presidente Ilaria Florio, dell'associazione "Meticce", alla quale va il nostro  augurio di buon lavoro. Sono state inoltre elette la Vicepresidente  Katia Lotteria e le due Tesoriere, Giovanna Giungato e Roberta Poiani. A tutte un affettuoso augurio di buon lavoro.